Il CPI headline di maggio è salito dello 0.5% MoM e del 4.2% YoY, massimo dal 2023, trainato dal balzo dei prezzi energetici legato al conflitto. Il core CPI è però rallentato allo 0.2% MoM (vs 0.3% atteso), con core YoY al 2.9%. Dato a doppia lettura: headline caldo, core in raffreddamento.
Target range fed funds confermato a 3.50%–3.75% (fonte ufficiale federalreserve.gov). I mercati prezzano ~96–98% di probabilità di tassi invariati alla riunione della prossima settimana: la Fed è schiacciata tra inflazione headline in riaccelerazione (energia) e mercato del lavoro debole.
La BCE annuncia oggi (11/06) la decisione di politica monetaria. I trader prezzano pienamente il primo rialzo già oggi e fino a tre rialzi nel 2026. Schnabel a fine maggio si era espressa a favore di un rialzo a giugno, citando l'impatto del conflitto mediorientale sui prezzi energetici. Inflazione area euro: 3.0% YoY ad aprile (da 2.6%). Tassi attuali: depo 2.00%.
Secondo la BCE l'effetto di breve termine della guerra in Iran sull'offerta globale di petrolio è il più grande delle ultime crisi energetiche: calo netto stimato ~12 milioni di barili/giorno, circa l'11% dell'offerta pre-conflitto.
S&P 500 futures −0.4%, Nasdaq 100 −0.6%, Dow −123 punti (−0.3%) nella notte, dopo che il Pentagono ha annunciato strike su molteplici obiettivi in Iran per il secondo giorno consecutivo. Trump ha dichiarato che colpirà ancora, accusando Teheran di ritardare i colloqui per l'accordo interinale.
S&P 500 −0.48%, Nasdaq −1.98% a 25,169.50, Dow −0.59%. Vendite concentrate su tech e semiconduttori dopo il dato d'inflazione. (fonte singola — verificare livelli puntuali) Bloomberg segnala l'S&P 500 ai minimi di 5 settimane nelle ultime sedute, con il paniere chip particolarmente debole.
Apertura asiatica fortemente negativa giovedì: Kospi −4.1% (peggiore dell'area), Nikkei 225 −2.3%, ASX 200 −0.97%. Il risk-off si propaga lungo la catena tech/chip asiatica, già sotto pressione nelle ultime sessioni.
WTI settle +2.07% a $90.03, Brent +1.8% a $93.10; nella notte il WTI ha esteso fino a +2.7% a $92.45. MUFG (via FXStreet) nota però una reazione "limitata" del Brent agli strike, segno che il mercato prezza un contenimento del fallout, salvo escalation sullo Stretto di Hormuz.
EUR/USD in territorio positivo nell'Asia di giovedì, area 1.1540–1.1555 (+0.15%), sostenuto dalle attese di rialzo BCE e da un dollaro indebolito dal core CPI sotto le attese. (fonte singola — verificare)
L'oro mantiene guadagni moderati in Asia dopo il rimbalzo dal minimo di $4,024, il livello più basso da novembre 2025. Supporto dal dollaro debole più che dai flussi safe-haven. (fonte singola — verificare)
TTF a €50.3/MWh, massimo da oltre tre settimane. Focus europeo sul riempimento degli stoccaggi pre-inverno mentre il conflitto restringe l'offerta globale e intensifica la competizione sui carichi LNG.
BEARISH / RISK-OFF
Tono prevalentemente negativo su Bloomberg e CNBC (escalation, inflazione). FXStreet più neutrale: nota la resilienza del mercato e la reazione contenuta del petrolio.
1. Escalation USA–Iran e rischio Hormuz
2. Inflazione headline in riaccelerazione (CPI 4.2%)
3. Divergenza Fed (hold) vs BCE (hike oggi)
4. Debolezza tech/semiconduttori globale
"Will leave no attack or threat unanswered" — Abbas Araghchi, Ministro Esteri Iran (via Reuters/Investing.com)
Earnings del giorno: non verificati tramite calendari ufficiali — sezione omessa per accuratezza (vedi footer).