⚠️ Livelli indicativi all'ultima rilevazione disponibile (9 giu, pre‑apertura USA), non quotazioni real‑time. I valori puntuali contrassegnati "fonte singola" vanno verificati prima dell'operatività.
Il dato sull'inflazione di maggio è il market mover della giornata. Il consenso vede l'headline a +0,5% m/m e +4,2% a/a (in salita dal 3,8% di aprile, massimo da aprile 2023), con il core a +0,3% m/m e +2,9% a/a. La spinta arriva dai prezzi dell'energia legati al conflitto iraniano. Un dato più caldo del previsto rafforzerebbe la narrativa "higher‑for‑longer".
Il report sull'occupazione (pubblicato il 5 giugno) ha mostrato +172k posti, oltre il doppio del consenso, con disoccupazione stabile al 4,3% e salari +3,4% a/a. I dati hanno spinto le scommesse su un rialzo Fed: sul CME FedWatch la probabilità di un +25 bp entro dicembre è salita verso il 68% dal 52% precedente.
Sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh (in carica dal 15 maggio 2026), il mercato sconta una probabilità molto elevata di nessuna variazione alla riunione del 16‑17 giugno (conferenza stampa il 17 alle 14:30 ET). Il dibattito resta sul rischio di una pausa più lunga vs. un eventuale rialzo a fine anno.
I mercati prezzano pienamente un rialzo da 25 bp alla riunione di giugno (tasso di policy verso 2,25%), con due rialzi attesi entro settembre e ~92% di probabilità di un terzo entro fine anno. L'inflazione resta vischiosa nei "Big Four": in Francia +2,8% a/a a maggio, massimo da oltre un anno, trainata dal gas. Schnabel mantiene un tono restrittivo.
Seduta negativa il 9 giugno con l'S&P 500 sui minimi da maggio (area 7.330). A pesare la combinazione di scetticismo sul comparto AI e aspettative di stretta monetaria dopo i dati sul lavoro. Il più difensivo Dow ha contenuto le perdite.
I titoli legati a chip e datacenter sono stati sotto pressione (cali compresi tra ~1% e ~3%) sulla percezione che parte del rally degli ultimi trimestri possa essere stata eccessiva. Il tema della sopravvalutazione del settore semiconduttori resta dominante.
In avvio i future hanno ceduto terreno (Nasdaq 100 future in area 29.060, ‑0,2%; future Dow e S&P intorno a ‑0,3%) sulle notizie di azioni militari USA verso l'Iran. Quadro fluido: segnali contrastanti tra tregua e nuove tensioni richiedono cautela.
Il greggio ha oscillato con il newsflow geopolitico, arretrando sotto quota 93 $ (Brent) sulle aperture verso una tregua Iran‑Israele, per poi restare nervoso sulle notizie di nuove azioni militari. L'energia resta il principale driver dell'inflazione headline di questa fase.
Il metallo giallo si è rafforzato in area 4.330 $, sostenuto dalla domanda difensiva legata al rischio geopolitico e all'inflazione vischiosa, pur in un contesto di dollaro e rendimenti relativamente fermi.
Il biglietto verde resta sostenuto ma laterale, supportato da inflazione vischiosa e rendimenti elevati: range mensile DXY indicato ~98,5‑102,6. L'EUR/USD (1,1551 al 9 giugno) si muove nel corridoio 1,15‑1,22 visto per il resto del 2026, in attesa del CPI e delle banche centrali.
Le testate convergono su un quadro di avversione al rischio: inflazione in re‑accelerazione, banche centrali più restrittive del previsto e correzione del comparto tecnologico.
CPI USA di maggio — pubblicazione BLS alle 8:30 ET. Consenso headline +4,2% a/a, core +2,9% a/a.
🔴Riunione BCE di giugno — atteso rialzo da +25 bp (tasso verso 2,25%). Data puntuale non confermata nelle fonti.
🔴FOMC — decisione sui tassi; conferenza stampa del presidente Warsh il 17 alle 14:30 ET. Mercato prezza tassi fermi.
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